Fiaba personalizzata per la nascita

Questa fiaba mi fu commissionata da nonna Roberta per il nipotino che stava per nascere. 

Cosa mi ha raccontato? In super sintesi, questo: la mamma è molto precisa e intuitiva, capisce le cose prima che vengano dette. Attenta alle relazioni, è sempre stata saggia fin da piccina. Il papà è sorridente, generoso, disponibile. Gran lavoratore, è una persona sincera e gentile. 

Questo bambino porterà la voglia di creare qualcosa di nuovo e di bello ogni giorno. L'augurio per lui è di essere libero. questo bimbo sarà il nostro maestro, ci insegnerà a voler bene e la bellezza delle piccole cose.

IL TEMPO DEL SOLE

Fiaba personalizzata per la nascita del piccolo Leonardo, da parte della nonna

C’era una volta un bambino che veniva dal sole. Il sole veniva dal tempo ed il tempo era una festa di raggi di sole. Attraverso i suoi raggi, si potevano visitare epoche e luoghi lontani, ed è proprio quello che fece il bambino.

Si chiamava Leonardo e, quando nacque, non sapeva nulla della terra. Ma il suo piccolo cuore conosceva il futuro a cui la terra era destinata.

La sua mamma era un’antica dea della saggezza, di fronte a cui le possibilità del presente apparivano limpide. Il suo nome era Chiara e quando strinse Leonardo nel primo abbraccio d’amore, i loro cuori risero più forte del tempo.

Il papà di Leonardo si chiamava Alessandro ed era un costruttore che aveva il dono di modellare la luce. Mischiando ombra e luce, poteva creare dal nulla qualunque oggetto, e qualunque oggetto da lui creato brillava nella memoria della luce.

Era un grande uomo e costruì per il bimbo una culla, una dimora e un’intera città scintillante come milioni di raggi di sole. E in quella festa di raggi di sole, Leonardo era a casa.Con il suo sguardo di dea, Chiara riempì di sé ogni luogo. Erba e piante abbracciarono le strade e le strade ricambiarono delicatamente l’abbraccio. Leonardo imparò a camminare, e ogni spazio di quella città fu per lui un spazio amico.

Crebbe. Mamma e papà avevano creato un mondo divino per lui, ma fuori da questo mondo vi era un mondo terreno che Leonardo un bel giorno scoprì, attraversando inavvertitamente i confini della città scintillante.

Lì, gli uomini non erano liberi ma imprigionati in luoghi, desideri e ambizioni. Non interpretavano la vita attraverso la saggezza, né potevano modellare la luce, perché erano incapaci di distinguere l’ombra e la luce e l’una li confondeva, l’altra li accecava. Leonardo provò pena per loro.

Accanto a lui vi erano altri uomini o bambini, nati anch’essi da saggi e da dei, che lo invitarono ad unirsi a loro per strappare le catene agli uomini con la forza della luce.

Leonardo si chiese il perché di quelle prigioni. Le osservò a lungo e si rese conto che, poco alla volta, le persone scioglievano da sé le proprie catene. Coloro che vi riuscivano erano più vitali e divenivano saggi e dei. Il tempo era loro alleato e, in questa alleanza, Leonardo avvertì una festa di raggi di sole. 

Divenire liberi era il senso di ogni prigione, ed egli non interferì con ciò che gli uomini avrebbero imparato. Così divenne libero.

 

La libertà fu in primo luogo ciò che vide. I suoi occhi erano uccelli che vedevano il mondo nell’insieme e l’insieme dei mondi. E il mondo era ovunque ed ogni cosa. Era il silenzio e il canto, gli alberi e i fiori, e la corolla di un solo fiore esultava di vita con la stessa forza delle galassie. Il cuore di Leonardo conobbe la verità, il tempo divenne un incanto e l’incanto divenne la realtà del suo sguardo.

La sua visione diventò contagiosa. Chi stava con lui iniziava in qualche modo a vedere dai suoi occhi. Così anche i suoi genitori, i nonni, gli amici, iniziarono ad assaporare la vita nei dettagli, nei gesti, negli istanti. E chi coglieva i dettagli, coglieva nel loro insieme un’irresistibile armonia.

 

Leonardo tornò nella città scintillante, che era organizzata con precisione. Salite e discese da percorrere, scambi e consumi, attività e riposo si alternavano nella saggezza del ritmo perfetto che Chiara e Alessandro avevano creato per lui. Ma la visione della verità in Leonardo andava al di là della perfezione.

Ciò che suo padre fece con la luce, egli lo fece unendo la luce alla terra, e le sue mani furono guidate da genî di cielo e di terra, di acqua e di fuoco. Iniziò a modellare le forme rendendole vere secondo la verità della sua mente.

Da lui proruppe l’arte che alleggerì il cuore e le invenzioni che tolsero all’uomo la paura della fame. Ripensò le strutture sociali della città perché ogni individuo fosse valorizzato. Le punizioni furono sostituite dall’educazione, le offese dal perdono, gli scambi dal lavoro comune a beneficio di tutti.

Egli seguiva l’intuito più della ragione e per questo i cambiamenti furono epocali e spesso sconvolsero la città e le genti. La dea Chiara, che pure possedeva la saggezza, rimase a volte atterrita dalla rapidità con cui il passato era spazzato via. Ad Alessandro, il grande costruttore, capitava di sentirsi piccino rispetto alle possibilità sconvolgenti che rivelava il presente. Nondimeno nel loro cuore cresceva senza interruzioni la gioia e la fiducia nel domani.

Per ordine di Leonardo furono costruite dighe e corsi d’acqua, spianati i confini naturali che separavano i popoli, nel tentativo di far fruire chiunque della propria armonia. Fu la fine della città scintillante, e portò al caos. Le persone per strada non si riconoscevano, le troppe novità suscitavano brividi di diffidenza e opposizione.

Accanto a Leonardo, tuttavia, molti cuori iniziavano a conoscere il futuro a cui la terra era destinata. Verso chi era diffidente mostrarono fiducia e ripagarono l’opposizione con l’accoglienza.

E poco a poco il sole sorse sulle città scintillanti che erano divenute la Terra. Un sole che veniva dal tempo, e il tempo era una festa di raggi di sole.

Uomini di tutte le razze camminavano fianco a fianco, nella certezza che il benessere altrui e quello proprio fossero parte di un unico moto. L’ombra non li confondeva e la luce non li accecava. Il rispetto e la bellezza erano il loro obiettivo comune, per raggiungere il quale non avevano più paura di nulla.

 

Leonardo, con la sua solita voce allegra, chiamò papà e mamma su un’alta collina. Le terre a perdita d’occhio erano pacifiche e ridenti. Era un mondo intero che da soli non avrebbero mai saputo immaginare.

«Tutto questo esiste» disse Leonardo «perché il vostro amore ha dato vita al mio piccolo cuore. Ecco il futuro, mamma! Ecco il futuro, papà! È da qui che venivo, ed è qui che volevo portarvi.”

 

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