I "no" della principessa

Una fiaba per Valentina, una bellissima bimba che ama i colori, gli unicorni e le farfalle. Molto curiosa e osservatrice, è un po’ pigra (non ama fare ginnastica!) e, se decide di non fare qualcosa, non c’è verso di farle cambiare idea! 

Stefano, il suo papà, le ha regalato questa favola per Natale. 

I “NO” DELLA PRINCIPESSA

 

C’era una volta una bambina che quando diceva “no” era un “no” così incredibile e deciso che, per convincerla a cambiare idea, non si poteva fare proprio niente.

Il suo “no” era così importante che, quando lo pronunciava, sembrava davvero come il granito e fior di studiosi giungevano da ogni parte del mondo per studiarlo.

«Questo “no” ha la consistenza del quarzo barbino», sentenziava serissimo l’arciprofessor Granitonto, dopo averlo confrontato ad uno ad uno con tutti i sassi della Sassonia.

«Niente di più ridicolo! », faceva eco Sasso De Sassis, aggiustandosi la cravatta in quarzo rosa. «Con tutta evidenza, quel “no” è discendente diretto di Alberto D’Arrivonia, che nel 1600 ebbe la meglio in una gara di testate con un diamante grezzo».

Ma né le avventure di Alberto di Arrivonia né la consistenza straordinaria del “no” della sua bambina, riuscivano a rincuorare il mitico Stefano III, papà della piccola, che era nientemeno che il re di tutta la Pirimpimpinia.» 

«Valentina, facciamo la nanna?» chiedeva il re con una vocina dolce dolce. 

«No!» risuonava la piccola fino alla torre più alta del castello, facendo scappare gli uccellini che dormivano.

«Valentina, mettiamo via i giocattoli?» cinguettava la regina Paola, con la tata che la teneva per mano e le faceva coraggio.

«No!» rispondeva la piccola con una forza tale che i giocattoli scappavano in tutte le stanze e alcuni si lanciavano giù dalle scale.

A parte questo suo “no” particolare, bisogna dire che la piccola Valentina era una bambina gentile e simpatica, curiosa e, vi dirò, anche piuttosto bellina. Tutti i paggi della corte la guardavano ammirati e, oltretutto, quelle volte in cui, invece di no, diceva di sì, si mettevano a fiorire tutti i fiori del giardino reale e la primavera bussava alle finestre in qualunque stagione si fosse.

Ma re Stefano rimaneva preoccupato. «Vedi cara» si lamentava con la regina, appena tornata da un importante viaggio ai confini del regno «cosa succederà se un giorno un suddito dovesse venire a chiedere clemenza e a Valentina saltasse in mente di rispondere, prima di averlo ben ascoltato, con quel suo “no” inappellabile! Nessuno riuscirebbe mai più a farle cambiare idea e la Pirimpimpinia rischierebbe di riempirsi di persone scontente!»

«Beninteso» continuava poi, mentre la regina Paola lo guardava con occhioni luccicanti «è importante saper dire di no, ma lo è altrettanto imparare ad ascoltare chi ti parla e, quando è giusto, cambiare idea!».

Passarono i mesi, ma la situazione, anziché migliorare, peggiorò tanto che la voce dei “no della principessa Valentina” iniziò a spargersi in tutto il regno.

Arrivò anche il Natale, con le campane che suonavano e tutti gli abitanti del regno che si scambiavano abbracci e regali. Solo il re se ne stava un po’ in disparte sotto la veranda della torre, preoccupato per il futuro della Pirimpimpinia.

La regina Paola, che lo guardava da lontano, decise allora che era venuto il momento di intervenire. Prese dalla tasca una piccola stella. Pensate, gliel’aveva regalata la nonna della sua nonna! Era una stella magica a cui si poteva chiedere aiuto una volta sola. Paola la strinse forte e, proprio in quel momento, di fronte al re apparve una splendida fata scintillante, di nome Scintillina.

«Perché il re di Pirimpimpinia è così triste proprio nel giorno di Natale?» gli chiese «Oggi è un giorno speciale e il popolo ha bisogno della gioia del suo re. Un buon re deve sempre dare l’esempio!»

Re Stefano lo sapeva bene. Si sfogò con la fatina, raccontandole per filo e per segno la storia dei “no” terribili della sua bambina, che facevano tremare anche i guerrieri più impavidi.

La fata Scintillina si commosse molto vedendo le preoccupazioni di questo sovrano buono e gentile, che tanto amava il suo popolo.

«Ti aiuterò io», disse. E svanì in un piccolo fuoco d’artificio.

La notte stessa, quando Valentina si fu finalmente addormentata, venne svegliata da uno strano picchiettare sul vetro della sua camera. Si alzò e, aprendo la finestra, scoprì nientemeno che un maestoso unicorno bianco, che le faceva cenno di salire sulla groppa. La bimba non poté rifiutarsi e salì tutta curiosa sul dorso del destriero, che in un attimo aveva preso il volo e sfrecciava a velocità supersonica in mezzo a milioni di stelle.

Sotto di loro si aprivano mondi incredibili che Valentina guardava con gli occhi spalancati.

Sfiorarono con un volo radente il pianeta Cucù, che sembrava un enorme orologio rotondo popolato da tanti uccellini di legno. Poco più in là spiccava il pianeta Sondesto, dove il sole tramontava al mattino e sorgeva la sera e i suoi abitanti, anziché gli occhiali da sole, mettevano degli occhiali da ombra, che illuminavano tutto quel che si guardava, persino i pensieri. La cosa bella di questo posto era che, se ci si guardava l’un l’altro, venivano a tutti delle idee luminose!

Potremmo parlare per ore anche del pianeta Torciglio, i cui abitanti si srotolano solo in estate e in primavera, o del pianeta Respiro, dove gli alberi sono venerati come dei e il silenzio è considerato la più grande saggezza, ma non c’è tempo ora, perchè alle 23.38 precise, l’unicorno (che si chiamava Edoardo) posò i suoi zoccoli sul Pianeta delle farfalle.

Il pianeta delle farfalle è un mondo molto, molto colorato, composto di infinite ali che sbattono con leggerezza in tutte le direzioni. L’aria sa di mirtillo e cioccolata, cosicché i ghiottoni sono quelli che respirano più a fondo e non ingrassano neanche. Il cielo è tutto pieno di coriandoli ed è sempre l’ora della merenda, dei cartoni e di fare tutti insieme un gioco nuovo.

In questo mondo, vige però una regola speciale, in base a cui chiunque vi rimanga

debba per forza essere un bruco o una farfalla.

Fu così che, appena appoggiati i piedi a terra, tanto l’unicorno Edoardo quanto Valentina si trasformarono con sorpresa in due piccoli bruchi grigi!

Nel pianeta delle farfalle, tutti quanti sono bruchi all’inizio! Diventare farfalle, infatti, è considerata una cosa molto importante e viene concessa solo ai bruchi che dimostrano di volerlo davvero, scalando una grande montagna alta quasi fino al sole.

Edoardo guardò allora Valentina con dolcezza e le fece segno di seguirlo strisciando verso le pendici della grande montagna.

Ma Valentina, che non aveva neanche un po’ voglia di fare la salita, rispose col suo famigerato «NO!»

Questa volta la piccola aveva superato sé stessa! Pronunciò questo “no” così forte che tutti i bruchi del pianeta sobbalzarono per il contraccolpo! Edoardo cadde sul sedere e la stessa montagna si girò a guardare cosa stesse succedendo.

Edoardo, che intanto si era rimesso in piedi e non si sarebbe mai sentito di abbandonare la sua amica, iniziava a disperare al pensiero di dover rimanere per sempre un bruchetto grigio. Prese così a implorare Valentina di risalire la china del monte, offrendole in cambio un sacco di giochi e di cose preziose.

Ma lei rispondeva sempre più decisa “NO!”, un “no” talmente forte che rischiò di sentirsi fin nei pianeti vicini. Ma prima ancora dei pianeti vicini, lo sentirono le nobili farfalle che volavano al di là della grande montagna.

Volarono fin dalla bambina, cercando di spiegarle, col loro sbattere d’ali, di come essere farfalle fosse meraviglioso e valesse la pena percorrere quella e mille altre salite pur di diventarlo.

Valentina era irremovibile.

Si fece notte fonda e venne un buio buio. Valentina non si muoveva né dormiva, perché non le andava di muoversi e neanche di dormire.

Ad un tratto, tutta l’aria iniziò a riempirsi di scintille e una grande farfalla dorata si fece vicina alla bimba.

«Valentina» le sussurrò dolcemente, «puoi diventare farfalla oggi stesso, se lo vorrai, o rimanere bruco per sempre. Le farfalle, però, hanno le ali e solo le ali possono portarti lontano, fino al regno di Pirimpimpinia dove la tua mamma e il tuo papà forse ti stanno cercando».

Al mattino successivo, quando bruco Edoardo la supplicò ancora una volta di salire in cima alla montagna, Valentina, per la prima volta, esitò.

Era rimasta tutta la notte a pensare al papà e alla mamma, che sarebbero stati infelici di non vederla tornare. Certo, lei ormai al suo “no” ci era affezionata, direi che ne era persino un po’ fiera, con tanto che faceva dannare tutti quelli che volevano farle cambiare idea. Ma questa volta la cosa appariva troppo importante.

Senza dire niente, fece un respirone e iniziò a salire centimetro dopo centimetro il lungo sentiero che portava alla montagna. Entro poche ore, ecco che l’aveva conquistata!

Valentina divenne così una farfallina! Avreste dovuto vedere che bella! Che eleganza!

E che volo delicato con le sue alette di mille colori!

Tutte le farfalle del pianeta, compreso Edoardo, che era sempre stato accanto a lei e ora sventolava felice le sue nuove ali bianco perla, ridevano felici e volavano dappertutto congratulandosi con la piccola!

«Che cuore buono a preoccuparsi della mamma e del papà!» si sentiva commentare. «E che forza a scalare così in fretta la grande montagna!»

 

Valentina volteggiò così di pianeta in pianeta fino al regno di Pirimpimpinia, dove i suoi genitori, preoccupatissimi, la stavano cercando fin dentro i materassi.

Immaginate che sorpresa quando la videro trasformata in una farfallina!

Ma, appena si posò sulla mano del suo papà, la piccola ritornò una bimba in carne e ossa, bella come un tempo e, anzi, molto di più, perché aveva imparato una cosa importante: che voleva tanto bene alla mamma e al papà e che, purché fossero contenti, poteva anche cambiare idea e rinunciare ai suoi incredibili “no”!

 

Da quel giorno in poi, Valentina disse di sì o di no a seconda che le sembrasse giusto o sbagliato, ma trasformò tante volte i “sì” in “no” e i “no” in “sì”, quando le sembrava meglio per il bene di chi amava.

Re Stefano III, per festeggiare l’avvenimento, diede una festa bellissima in cui si regalarono confetti a tutti i bambini del regno per più di sei settimane.

E la regina Paola? Figuriamoci, era al colmo della gioia! Non aveva più stelle in tasca, ma era amica di tutte quelle del cielo e, nelle notti più belle, si dice che ne fissasse una in particolare e le strizzasse l’occhio soddisfatta.

 
I "no" della principessa - Andrea Giongo
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